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  Le vecchie lampadine ad incandescenza, oltre ed essere state eliminate dal commercio pochi anni fa, producevano una grande quantità di emissioni di CO2, duravano poco e consumavano molto, pur avendo prezzi abbordabili. Utilizzare lampadine a LED nella propria abitazione invece è una valida soluzione per tagliare i costi della bolletta luce e utilizzare energia […]

 

Le vecchie lampadine ad incandescenza, oltre ed essere state eliminate dal commercio pochi anni fa, producevano una grande quantità di emissioni di CO2, duravano poco e consumavano molto, pur avendo prezzi abbordabili. Utilizzare lampadine a LED nella propria abitazione invece è una valida soluzione per tagliare i costi della bolletta luce e utilizzare energia elettrica nel rispetto dell’ambiente. Ecco quali sono le caratteristiche delle lampadine a LED, quanto costano e i consumi medi.

Caratteristiche delle lampadine a LED

LED è l’acronimo di Light Emitting Diod cioè diodo ad emissione luce. Si tratta di lampadine messe in commercio circa 20 anni fa in grado di illuminare in modo efficace ogni ambiente riducendo al contempo le spese per l’energia elettrica e l’inquinamento ambientale. Sono lampadine compatibili con tutti gli attacchi e per utilizzarle non è necessario effettuare interventi di manutenzione all’impianto elettrico; in più, rispetto alle lampade a fluorescenza, non hanno nessun bisogno di tempo di avvio.

Le lampadine LED sono durevoli nel tempo e mantengono gran parte della loro luminosità anche dopo essere state utilizzate per 50mila ore, ma i loro vantaggi non finiscono qui. Le LED non irradiano sostanze tossiche né raggi ultravioletti nocivi per l’uomo, emettono calore ridotto e possono essere installate tranquillamente anche sul legno e la plastica.

Quanto costano le lampadine a LED

Le lampadine a risparmio energetico costano attorno ai 4 euro, mentre le lampadine a LED hanno un prezzo che va dai 10 ai 20 euro in media. I costi, quindi, sono più elevati rispetto a quelli di una lampadina a incandescenza, ma i vantaggi associati sono decisamente maggiori.

Quanto consumano le lampadine a LED

Una lampadina LED con bulbo E27 consuma circa 10,8 kW ed emette 810 lumen di luce bianca, in luogo delle vecchie lampadine, che a confronto consumavano circa 60 W. Per capire quanto consumano le lampadine LED è bene fare un paragone anche con quelle a risparmio energetico, che rappresentano oggi l’alternativa alle prime.

Per 500 ore di luminosità una lampadina LED consuma solo 500 kW, mentre quella a risparmio energetico più del doppio (1.150 kW). Ciò si riflette sul risparmio nella bolletta elettrica, che ne primo caso è maggiore.

Quanto consentono di risparmiare le lampadine a LED?

Rispetto ad altre fonti di illuminazione il risparmio derivante dall’utilizzo di lampadine LED è circa del 95% se confrontato con i vecchi modelli di lampadine ad incandescenza, del 90% rispetto alle lampade alogene e del 60% rispetto alle fluorescenti. Le lampadine LED riescono in sostanza a tagliare drasticamente le spese per l’elettricità e fanno risparmiare concretamente sulla bolletta della luce.

 

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Immagini: Cosmo Impianti

Fonte dati: facile.it

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Cosmo Impianti progetta e realizza impianti fotovoltaici sia per ambienti civili che industriali. Contattaci per maggiori informazioni. Siamo a Zero Branco (Treviso). Tel: 0422 487112 – Email: amministrazione@cosmoimpianti.eu  

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Contattaci per maggiori informazioni. Siamo a Zero Branco (Treviso).

Tel: 0422 487112 – Email: amministrazione@cosmoimpianti.eu

 

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Tesla continua con i suoi progetti futuristici. L’azienda di Elon Musk ha avviato in Australia il progetto della prima centrale elettrica virtuale. Questo coinvolgerà cinquantamila case e metterà in circolo le eccedenza di energia prodotte dai pannelli solari. Ridurre i blackout e abbattere la dipendenza dalle fonti fossili sono i due obiettivi principali di questo progetto […]

Tesla continua con i suoi progetti futuristici. L’azienda di Elon Musk ha avviato in Australia il progetto della prima centrale elettrica virtuale. Questo coinvolgerà cinquantamila case e metterà in circolo le eccedenza di energia prodotte dai pannelli solari.

Ridurre i blackout e abbattere la dipendenza dalle fonti fossili sono i due obiettivi principali di questo progetto di Tesla. Saranno forniti pannelli solari da 5 chilowatt e batterie Tesla Powerwall 2 ad almeno cinquantamila abitazioni, che forniranno le loro eccedenze di energia alla centrale di Tesla. Un impianto virtuale, quindi, e distribuito.

Qualche numero fa capire l’importanza di questo progetto di Tesla nel Paese: il 63% dell’elettricità australiana proviene dal carbone, 1,7 milioni di persone hanno problemi con la fornitura di energia elettrica e il governo ha però promosso un programma il cui obiettivo è arrivare entro il 2020 a produrre il 33% dell’energia dalle fonti rinnovabili.

L’iniziativa riguarderà inizialmente 1.100 abitazioni e verrà estesa gradualmente. Ai cittadini non verrà chiesto alcun investimento, perché i costi delle batterie e dei pannelli saranno integralmente coperti dalla vendita di energia e anticipati da speciali fondi governativi.

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Cosa chiedono gli utenti a una casa smart? Quanto ne sanno di domotica? Ma, soprattutto, a chi si affidano per rendere le abitazioni connesse e sicure? RISCO Group si è posta queste domande e ha interpellato installatori e utenti finali per comprendere quale sia il livello di conoscenza in materia di domotica. I risultati sono […]

Cosa chiedono gli utenti a una casa smart? Quanto ne sanno di domotica? Ma, soprattutto, a chi si affidano per rendere le abitazioni connesse e sicure?
RISCO Group si è posta queste domande e ha interpellato installatori e utenti finali per comprendere quale sia il livello di conoscenza in materia di domotica. I risultati sono incoraggianti, ma c’è ancora molto da fare.

Installatori pronti


A fronte di poco più del 25% di installatori che hanno già realizzato progetti in tema di domotica, un altro 60% ne sta pianificando una per il prossimo futuro.
Rendere le abitazioni connesse e sicure è infatti un lavoro complesso, ma che offre sicuri benefici su molti fronti.
A conforto del trend arrivano i dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che mostra un mercato italiano in buona forma (ha superato a fine 2016 i 180 milioni di euro), con un consistente +23% rispetto all’anno precedente.
Nonostante l’offerta di prodotti in kit pensati per il fai da te, oltre l’80% degli utenti finali preferisce appoggiarsi a un professionista: l’indagine di RISCO Group mostra come gli installatori siano interessati a questo nuovo trend, tanto che il 41% prevede addirittura di acquistare un sistema per provarlo in prima persona per apprenderne meglio i tecnicismi e sperimentarne con mano i benefici prima di proporlo.

Il punto di vista dell’utente finale

Cosa ne pensano – e ne sanno – gli utenti finali? Nell’indagine di RISCO Group c’è spazio anche per chi dovrà fisicamente viverci, in queste nuove case intelligenti.


Le soluzioni per la smart home si stanno moltiplicando
e di pari passo anche le esigenze e le aspettative dei consumatori, ormai ben consapevoli delle caratteristiche e delle funzionalità che la casa intelligente deve essere in grado di offrire. Ricevere notifiche e gestire da remoto la propria abitazione è considerata una prerogativa irrinunciabile dal 66% degli intervistati, seguita da facilità di utilizzo (54,1%) e flessibilità (36%), ossia la possibilità di aggiungere elementi alla soluzione installata, anche successivamente, senza bisogno di cambiare il sistema centrale.

Sul fronte applicativo, la sicurezza risulta saldamente al primo posto degli interessi, mentre su comfort e riduzione dei costi (e dei consumi) la visione di installatori e utenti finali è differente. Nello specifico, quasi la metà dei consumatori guarda alla possibilità di rendere smart la propria casa come a uno strumento in primis per ridurre i consumi (42%) e poi migliorare il comfort domestico (41,5%), mentre gli installatori hanno una percezione dei bisogni degli utenti differente che corrisponde rispettivamente al 25% (comfort) e 7% (riduzione di costi).

Comprendere le esigenze dell’utente finale può dunque portare a una migliore proposta, che sappia rispondere al meglio alle necessità di casa. È infatti pari al 10% del campione la quota di privati che ha intenzione di acquistare oggetti intelligenti e connessi nei prossimi 2 anni, oltre al 42% che si dichiara disposto a investire tra i 1.000 e i 5.000 euro per rendere la propria casa più sicura, smart e confortevole grazie alla tecnologia.

Il “freno” è dato invece dai costi elevati per circa la metà degli intervistati, il timore di malfunzionamenti (41%) e la paura di essere hackerati (37%). Inoltre, anche la paura di dover effettuare lavori invasivi in casa rappresenta una preoccupazione abbastanza comune (30,9%).

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La compatibilità di un impianto fotovoltaico con un vincolo paesaggistico deve essere esaminata tenendo conto del fatto che si tratta di una tecnologia considerabile ormai alla stregua di un elemento normale del paesaggio. Con sentenza n. 496 del 21 febbraio 2018, il Tar Lombardia si è occupato del caso di un privato che si è […]

La compatibilità di un impianto fotovoltaico con un vincolo paesaggistico deve essere esaminata tenendo conto del fatto che si tratta di una tecnologia considerabile ormai alla stregua di un elemento normale del paesaggio.

Con sentenza n. 496 del 21 febbraio 2018, il Tar Lombardia si è occupato del caso di un privato che si è visto negare per due volte dalla Soprintendenza la possibilità di installazione di pannelli fotovoltaici su una tettoia da sottoporre a demolizione e ricostruzione.

Secondo i Giudici, il parere della Soprintendenza – basato sul presupposto (rivelatosi peraltro erroneo) che la zona in cui è situato l’immobile è sottoposta a vincolo paesaggistico – “non può fondarsi su affermazioni apodittiche, da cui non si evincano le specifiche caratteristiche dei luoghi e del progetto”, ma deve bensì“verificare se la realizzazione del progetto comporti una compromissione dell’area protetta, accertando in concreto la compatibilità dell’intervento con il mantenimento e l’integrità dei valori dei luoghi”. Tutti elementi necessari e imprescindibili, che però non erano presenti nel caso oggetto della sentenza.

Inoltre, rifacendosi ad un orientamento giurisprudenziale oramai consolidato (si veda anche Sentenza Tar Veneto 13 settembre 2013, n. 1104), secondo i Giudici la visibilità di pannelli fotovoltaici da punti di osservazione pubblici non rappresenta di per sè “un’ipotesi di incompatibilità paesaggistica, in quanto la presenza di impianti fotovoltaici sulla sommità degli edifici — pur innovando la tipologia e morfologia della copertura — non è più percepita come fattore di disturbo visivo, bensì come un’evoluzione dello stile costruttivo accettata dall’ordinamento e dalla sensibilità collettiva”.

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Fiera di Padova 19-20-21 APRILE 2018 Elettromondo è un appuntamento altamente qualificato per gli operatori del settore elettrico e termoidraulico, installatori e progettisti: da piattaforma commerciale, Elettromondo si è evoluto in vero e proprio contenitore di idee, spazio di confronti e di incontri, in cui toccare con mano i prodotti e le soluzioni tecnologicamente più […]

Fiera di Padova 19-20-21 APRILE 2018

Elettromondo è un appuntamento altamente qualificato per gli operatori del settore elettrico e termoidraulico, installatori e progettisti: da piattaforma commerciale, Elettromondo si è evoluto in vero e proprio contenitore di idee, spazio di confronti e di incontri, in cui toccare con mano i prodotti e le soluzioni tecnologicamente più avanzate e al contempo parlare di innovazione e scenari futuri, anche grazie ad un programma convegnistico ricco di contenuti e di occasioni di approfondimento formativo. Quest’anno illuminazione, automazione e sicurezza saranno i focus della manifestazione.

Si inizierà giovedì 19 aprile con un contributo sul tema dell’illuminazione nell’interior design, durante il quale verranno analizzate le nuove modalità e le nuove regole introdotte dal recente avvento dell’optoelettronica e della microelettronica nell’impiantistica illuminotecnica destinata agli ambienti interni.

Venerdì 20 aprile sarà interamente dedicata all’Industry 4.0: dalle tecnologie protagoniste dell’internet industriale e del flusso dati (IoT, Cloud Big Data/Analytics, Machine Learning) all’interconnessione e comunicazione remota tra macchine e sistemi (teleassistenza, telecontrollo, M2M, reti 5G e Lpwan e Web App).

Sabato 231 Aprile il tema principale sarà la sicurezza, grazie alla presenza di avvocati esperti in materia si parlerà di privacy e videosorveglianza alla luce del Nuovo Regolamento Europeo, e a seguire degli obblighi e delle responsabilità civili e penali nella videosorveglianza. Il taglio di entrambe gli interventi sarà volto ad analizzare casi pratici e best practice, per entrare concretamente nel vivo della questione.

Confermata infine anche per l’edizione 2018 la ricca proposta merceologica di Elettromondo, con 9 settori: dai complementi elettrici all’illuminazione e al fotovoltaico, dalla climatizzazione e riscaldamento all’automazione industriale e ai sistemi di sicurezza e televisivi, dagli accessori e attrezzature, alle soluzioni di sicurezza e alla termoidraulica, e con un numero di marchi ulteriormente accresciuto rispetto alle precedenti edizioni.

Per info e maggiori informazioni: http://www.eventoelettromondo.it/

 

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Con la pubblicazione della norma EN 50575, nell’elenco delle norme armonizzate per il Regolamento CPR 305/2011, Com. 2016/C 209/03, anche i cavi elettrici, soggetti già a marcatura CE per la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE, dovranno essere marcati CE anche ai sensi del Regolamento CPR. La Commissione Europea, all’interno delle caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni (7 […]

Con la pubblicazione della norma EN 50575, nell’elenco delle norme armonizzate per il Regolamento CPR 305/2011, Com. 2016/C 209/03, anche i cavi elettrici, soggetti già a marcatura CE per la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE, dovranno essere marcati CE anche ai sensi del Regolamento CPR. La Commissione Europea, all’interno delle caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni (7 requisiti*), ha deciso di considerare per i cavi la Reazione e la Resistenza al Fuoco, riconoscendo l’importanza del loro comportamento ed il loro ruolo in caso di incendio.

Il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) è in vigore per tutti gli Stati dell’UE dal 1° Luglio 2013, nella Comunicazione della Commissione 2016/C 209/03 del 10 Giugno 2016, le tempistiche sono:

  • Data di entrata in vigore della norma in quanto norma armonizzata: 10.6.2016
  • Data di scadenza del periodo di coesistenza: 1.7.2017

Dal 10 Giugno 2016, gli Organismi di certificazione notificati (diventando Organismi Notificati) possono rilasciare i certificati di Costanza delle Prestazione o effettuare i test di laboratorio per consentire l’apposizione della marcatura CE e l’emissione della Dichiarazione di Prestazione (DoP). Fino al 1° Luglio 2017, sussisterà un periodo di coesistenza, durante il quale produttori e importatori potranno immettere sul mercato indifferentemente cavi che rispettano o meno il Regolamento CPR.

Dopo questo periodo (1 anno) la marcatura CE e la Dichiarazione di Performance saranno obbligatorie per tutti i cavi per costruzione immessi sul mercato, anche nel caso non esistano ancora le prescrizioni in merito al loro utilizzo da parte delle autorità italiane.

Dopo il 1° Luglio 2017, i cavi non marcati CE potranno comunque essere utilizzati:
– in applicazioni differenti da edifici ed opere di ingegneria civile;
– al di fuori dell’Unione Europea (export).

 

EN 50575:2014

Cavi di energia, comando e comunicazioni
Cavi per applicazioni generali nei lavori di costruzione soggetti a prescrizioni di reazione al fuoco

I CAVI E IL REGOLAMENTO PRODOTTI DA COSTRUZIONE – CPR UE 305/11: Raccomandazioni dell’Industria Italiana di Cavi e Conduttori Elettrici

Anche il rilascio di sostanze nocive è tra le prestazioni ritenute rilevanti per i cavi, nonostante al momento non siano stati stabiliti livelli minimi prestazionali in quanto i cavi nel loro normale utilizzo non rilasciano sostanze nocive.

I cavi sono classificati in 7 classi di Reazione al Fuoco:

– Aca,
– B1ca,
– B2ca,
– Cca,
– Dca,
– Eca,
– Fca

identificate dal pedice “ca” (cable) in funzione delle loro prestazioni decrescenti.
Ogni classe prevede soglie minime per il rilascio di calore e la propagazione della fiamma. Oltre a questa classificazione principale, le autorità europee hanno regolamentato anche l’uso dei seguenti parametri aggiuntivi:

a = acidità che definisce la pericolosità dei fumi per le persone e la corrosività per le cose. Varia da a1 a a3
s = opacità dei fumi. Varia da s1 a s3
d = gocciolamento di particelle incandescenti che possono propagare l’incendio. Varia da d0 a d2.

Rimangono esclusi al momento dalla classificazione di comportamento al fuoco i cavi Resistenti al Fuoco in quanto le norme per questa gamma di prodotti sono ancora in fase di elaborazione.

È compito degli Stati Membri definire la classe di reazione al fuoco relativa all’ambiente di installazione.

I 7 requisiti di base delle opere di costruzione per una durata di servizio economicamente adeguata sono relativi a:
1) resistenza meccanica e stabilità
2) sicurezza in caso di incendio
3) igiene, salute e ambiente
4) sicurezza e accessibilità nell’uso
5) protezione contro il rumore
6) risparmio energetico e ritenzione del calore
7) uso sostenibile delle risorse naturali

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Essere certi che l’impianto elettrico della propria casa o del luogo in cui si lavora sia a norma non è una necessità che ha a che fare unicamente con la sicurezza, ma è un’esigenza anche di carattere pratico. La conformità di un impianto elettrico, in effetti, viene sottovalutata in troppe occasioni, così come non si presta la […]

Essere certi che l’impianto elettrico della propria casa o del luogo in cui si lavora sia a norma non è una necessità che ha a che fare unicamente con la sicurezza, ma è un’esigenza anche di carattere pratico. La conformità di un impianto elettrico, in effetti, viene sottovalutata in troppe occasioni, così come non si presta la giusta attenzione alla necessità di realizzare un impianto sulla base di un progetto. I rischi e i pericoli che possono derivare da situazioni del genere sono molteplici: si pensi a quante volte si legge sui giornali o si sente parlare in televisione di incendi che si sprigionano in maniera imprevista nelle abitazioni private. Ebbene, nella maggior parte dei casi quegli incendi sono sì imprevisti, ma assolutamente prevedibili: sempre che si tenga conto delle norme di legge da rispettare.

La dichiarazione di conformità di un impianto e la dichiarazione di rispondenza per un impianto da ricertificare, insomma, non sono solo dei pezzi di carta da acquisire per non incappare in multe e sanzioni, ma sono soprattutto una garanzia di incolumità e di assenza di rischi. Non degli adempimenti burocratici di cui occuparsi e sbarazzarsi senza pensarci troppo, ma attestazioni che consentono di sapere che si sta vivendo in un ambiente sicuro.

I vantaggi del servizio di adeguamento impianti elettrici a Treviso e Vicenza

Per avere la sicurezza di usufruire di un impianto elettrico a norma si può fare riferimento al servizio di adeguamento impianti elettrici a Treviso e Vicenza, che garantisce la verifica degli impianti domestici e civili e la loro certificazione. Vale la pena di ricordare che la dichiarazione di conformità è un obbligo in vigore dal lontano 1990 su tutti gli impianti, ed è – appunto – una garanzia di sicurezza: ciò non vuol dire che in questo modo la corrente elettrica smette di essere pericolosa, ma solo che gli impianti sono dotati di tutti gli accorgimenti e di tutte le misure di protezione indispensabili perché non si corrano rischi anche in seguito a incidenti e ogni evento possa essere tenuto sotto controllo.

Nel momento in cui ci si rivolge a un professionista che si occupa di adeguamento impianti elettrici a Treviso, a Vicenza, a Parma o in ogni altra città si ha anche la possibilità di risolvere numerosi dubbi su questo argomento. Molti, per esempio, sono convinti che l’installazione in casa di un interruttore differenziale, cioè un salvavita, sia sufficiente per essere al sicuro e a norma, anche in assenza di una dichiarazione di conformità. In realtà ciò non è assolutamente vero, e in un caso del genere l’impianto non è da considerare a norma.

Infatti, con un interruttore differenziale si ha solo l’opportunità di staccare la corrente nel momento in cui si verifica un contatto con elementi sotto tensione accidentale, ma tale dispositivo non è in grado di svolgere in alcun modo un’azione preventiva, la quale deriva solo dalla presenza di un impianto di terra conforme alle prescrizioni previste dalla legge.

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