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Con la pubblicazione della norma EN 50575, nell’elenco delle norme armonizzate per il Regolamento CPR 305/2011, Com. 2016/C 209/03, anche i cavi elettrici, soggetti già a marcatura CE per la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE, dovranno essere marcati CE anche ai sensi del Regolamento CPR. La Commissione Europea, all’interno delle caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni (7 […]

Con la pubblicazione della norma EN 50575, nell’elenco delle norme armonizzate per il Regolamento CPR 305/2011, Com. 2016/C 209/03, anche i cavi elettrici, soggetti già a marcatura CE per la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE, dovranno essere marcati CE anche ai sensi del Regolamento CPR. La Commissione Europea, all’interno delle caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni (7 requisiti*), ha deciso di considerare per i cavi la Reazione e la Resistenza al Fuoco, riconoscendo l’importanza del loro comportamento ed il loro ruolo in caso di incendio.

Il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) è in vigore per tutti gli Stati dell’UE dal 1° Luglio 2013, nella Comunicazione della Commissione 2016/C 209/03 del 10 Giugno 2016, le tempistiche sono:

  • Data di entrata in vigore della norma in quanto norma armonizzata: 10.6.2016
  • Data di scadenza del periodo di coesistenza: 1.7.2017

Dal 10 Giugno 2016, gli Organismi di certificazione notificati (diventando Organismi Notificati) possono rilasciare i certificati di Costanza delle Prestazione o effettuare i test di laboratorio per consentire l’apposizione della marcatura CE e l’emissione della Dichiarazione di Prestazione (DoP). Fino al 1° Luglio 2017, sussisterà un periodo di coesistenza, durante il quale produttori e importatori potranno immettere sul mercato indifferentemente cavi che rispettano o meno il Regolamento CPR.

Dopo questo periodo (1 anno) la marcatura CE e la Dichiarazione di Performance saranno obbligatorie per tutti i cavi per costruzione immessi sul mercato, anche nel caso non esistano ancora le prescrizioni in merito al loro utilizzo da parte delle autorità italiane.

Dopo il 1° Luglio 2017, i cavi non marcati CE potranno comunque essere utilizzati:
– in applicazioni differenti da edifici ed opere di ingegneria civile;
– al di fuori dell’Unione Europea (export).

 

EN 50575:2014

Cavi di energia, comando e comunicazioni
Cavi per applicazioni generali nei lavori di costruzione soggetti a prescrizioni di reazione al fuoco

I CAVI E IL REGOLAMENTO PRODOTTI DA COSTRUZIONE – CPR UE 305/11: Raccomandazioni dell’Industria Italiana di Cavi e Conduttori Elettrici

Anche il rilascio di sostanze nocive è tra le prestazioni ritenute rilevanti per i cavi, nonostante al momento non siano stati stabiliti livelli minimi prestazionali in quanto i cavi nel loro normale utilizzo non rilasciano sostanze nocive.

I cavi sono classificati in 7 classi di Reazione al Fuoco:

– Aca,
– B1ca,
– B2ca,
– Cca,
– Dca,
– Eca,
– Fca

identificate dal pedice “ca” (cable) in funzione delle loro prestazioni decrescenti.
Ogni classe prevede soglie minime per il rilascio di calore e la propagazione della fiamma. Oltre a questa classificazione principale, le autorità europee hanno regolamentato anche l’uso dei seguenti parametri aggiuntivi:

a = acidità che definisce la pericolosità dei fumi per le persone e la corrosività per le cose. Varia da a1 a a3
s = opacità dei fumi. Varia da s1 a s3
d = gocciolamento di particelle incandescenti che possono propagare l’incendio. Varia da d0 a d2.

Rimangono esclusi al momento dalla classificazione di comportamento al fuoco i cavi Resistenti al Fuoco in quanto le norme per questa gamma di prodotti sono ancora in fase di elaborazione.

È compito degli Stati Membri definire la classe di reazione al fuoco relativa all’ambiente di installazione.

I 7 requisiti di base delle opere di costruzione per una durata di servizio economicamente adeguata sono relativi a:
1) resistenza meccanica e stabilità
2) sicurezza in caso di incendio
3) igiene, salute e ambiente
4) sicurezza e accessibilità nell’uso
5) protezione contro il rumore
6) risparmio energetico e ritenzione del calore
7) uso sostenibile delle risorse naturali

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Essere certi che l’impianto elettrico della propria casa o del luogo in cui si lavora sia a norma non è una necessità che ha a che fare unicamente con la sicurezza, ma è un’esigenza anche di carattere pratico. La conformità di un impianto elettrico, in effetti, viene sottovalutata in troppe occasioni, così come non si presta la […]

Essere certi che l’impianto elettrico della propria casa o del luogo in cui si lavora sia a norma non è una necessità che ha a che fare unicamente con la sicurezza, ma è un’esigenza anche di carattere pratico. La conformità di un impianto elettrico, in effetti, viene sottovalutata in troppe occasioni, così come non si presta la giusta attenzione alla necessità di realizzare un impianto sulla base di un progetto. I rischi e i pericoli che possono derivare da situazioni del genere sono molteplici: si pensi a quante volte si legge sui giornali o si sente parlare in televisione di incendi che si sprigionano in maniera imprevista nelle abitazioni private. Ebbene, nella maggior parte dei casi quegli incendi sono sì imprevisti, ma assolutamente prevedibili: sempre che si tenga conto delle norme di legge da rispettare.

La dichiarazione di conformità di un impianto e la dichiarazione di rispondenza per un impianto da ricertificare, insomma, non sono solo dei pezzi di carta da acquisire per non incappare in multe e sanzioni, ma sono soprattutto una garanzia di incolumità e di assenza di rischi. Non degli adempimenti burocratici di cui occuparsi e sbarazzarsi senza pensarci troppo, ma attestazioni che consentono di sapere che si sta vivendo in un ambiente sicuro.

I vantaggi del servizio di adeguamento impianti elettrici a Treviso e Vicenza

Per avere la sicurezza di usufruire di un impianto elettrico a norma si può fare riferimento al servizio di adeguamento impianti elettrici a Treviso e Vicenza, che garantisce la verifica degli impianti domestici e civili e la loro certificazione. Vale la pena di ricordare che la dichiarazione di conformità è un obbligo in vigore dal lontano 1990 su tutti gli impianti, ed è – appunto – una garanzia di sicurezza: ciò non vuol dire che in questo modo la corrente elettrica smette di essere pericolosa, ma solo che gli impianti sono dotati di tutti gli accorgimenti e di tutte le misure di protezione indispensabili perché non si corrano rischi anche in seguito a incidenti e ogni evento possa essere tenuto sotto controllo.

Nel momento in cui ci si rivolge a un professionista che si occupa di adeguamento impianti elettrici a Treviso, a Vicenza, a Parma o in ogni altra città si ha anche la possibilità di risolvere numerosi dubbi su questo argomento. Molti, per esempio, sono convinti che l’installazione in casa di un interruttore differenziale, cioè un salvavita, sia sufficiente per essere al sicuro e a norma, anche in assenza di una dichiarazione di conformità. In realtà ciò non è assolutamente vero, e in un caso del genere l’impianto non è da considerare a norma.

Infatti, con un interruttore differenziale si ha solo l’opportunità di staccare la corrente nel momento in cui si verifica un contatto con elementi sotto tensione accidentale, ma tale dispositivo non è in grado di svolgere in alcun modo un’azione preventiva, la quale deriva solo dalla presenza di un impianto di terra conforme alle prescrizioni previste dalla legge.

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Le reti elettriche del futuro, più innovative e verdi, “partiranno” dal Centro Ricerche ENEA Casaccia dove ha preso il via la costruzione e la sperimentazione di un impianto dimostrativo di ultima generazione, l’HVDC-VSC (High Voltage Direct Current-Voltage Sourced Converter) che promette di rivoluzionare la trasmissione di energia elettrica su lunghe distanze. A realizzarlo saranno Toshiba Corporation e Toshiba T&D Europe in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento Tecnologie Energetiche ENEA.

A dare esecuzione al progetto di ricerca congiunto è stata la sottoscrizione tra ENEA, Toshiba Corporation e Toshiba T&D Europe di Implementation Documents che definiscono ruoli, tempistiche, modalità, obblighi economico-finanziari, attività e risorse tecnico-scientifiche dell’accordo. Unico nel suo genere, l’HVDC-VSC sarà operativo a fine 2017 e consentirà di far viaggiare l’elettricità in corrente continua, “favorendo – come ha spiegato il coordinatore del progetto Giorgio Graditi, responsabile del Laboratorio Sistemi Fotovoltaici e Smart Grid dell’ENEA – la creazione di reti interconnesse a livello europeo, nonché l’integrazione in rete delle fonti rinnovabili”. “Si tratta – aggiunge Graditi – di una tecnologiache punta allo sviluppo di reti di trasporto di energia elettricainnovative con una maggiore integrazione di rinnovabili e alla creazione di reti interconnesse come Super Grid e Trans-European Network.I risultati della sperimentazione saranno integrati anche in un’analisi di impatto a livello europeo con lo scopo di dimostrare l’applicabilità delle soluzioni proposte a differenti livelli di scala e la loro possibile replicabilità nel contesto della rete pan-europea di trasmissione di energia elettrica”.

Una volta completata la realizzazione e la dimostrazione del prototipo italo-nipponico, ENEA otterrà gratuitamente la proprietà dell’impianto HVDC-VSC, che verrà utilizzato per attività di ricerca con il coinvolgimento anche di grandi player nazionali. “È evidente la rilevanza strategica di questa iniziativa – conclude Graditi –  alla luce degli sviluppi e dei progressi tecnologici di cui potrà beneficiare il sistema Italia e in particolare le imprese”. Il via odierno alla fase operativa del progetto, segue il Memorandum of Understanding tra ENEA e NEDO (New Energy and Industrial Technology Developmet Organization), l’Agenzia governativa giapponese per l’energia e lo sviluppo tecnologico, sottoscritto lo scorso febbraio. La tecnologia prevede la nuova interconnessione HVDC (High Voltage Direct Current) costituita da innovativi convertitori multilivello con tecnologia VSC (Voltage Source Converter), che comporta significativi vantaggi in termini di maggiore efficienza, flessibilità, sicurezza e stabilità di rete e di minore impatto ambientale e ingombro. Inoltre, grazie all’utilizzo di cavi superconduttori ad elevata potenza, sarà aumentata la capacità di trasporto e diminuiranno le perdite di rete.

La tecnologia HVDC è la soluzione più idonea per realizzare interconnessione tra reti elettriche e trasportare in modo efficiente corrente via cavo per lunghi tratti (centinaia-migliaia di kilometri): basti pensare, ad esempio, alle interconnessioni dei parchi eolici off-shore e delle piattaforme petrolifere alla rete elettrica sulla terraferma, etc.

A oggi nel mondo la quasi totalità dell’elettricità viene trasmessa attraverso linee a corrente alternata e solo il 2-3% attraverso reti a corrente continua ad alta tensione. In Europa sono in esercizio circa 20 interconnessioni HVDC e circa una decina sono in fase di pianificazione e/o costruzione.

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QUANTO COSTA – I nuovi contatori, come quelli vecchi che ancora abbiamo tutti nelle nostre case (cambiati tra il 2001 e il 2011), dureranno 15 anni everranno pagati dagli utenti in bolletta, ma l’Authority ha assicurato tariffe di misura invariate: questo vuol dire che non ci saranno aggravi ulteriori, nel senso che si continuerà a pagare quello che si sta pagando finora, anche se si potrà contare su molti servizi in più.

COSA CAMBIA – I contatori, smart meter di seconda generazione, sono simili a dei piccoli computer in grado di svolgere molte innovative funzioni. Ad esempio, tra le nuove opzioni disponibili, il cambio di fornitura più veloce, il superamento delle fasce orarie predefinite, la disponibilità di dati sul comportamento energetico per un maggiore risparmio. La rilevazione dei dati del cliente ogni 15 minuti, ad esempio, permetterà di avere un quadro sempre più aggiornato dei prelievi di energia giornalieri e dei comportamenti di consumo dei clienti, sempre più consapevoli e attenti a una maggiore efficienza energetica. Si potrà addirittura conoscere in ogni momento l’effettiva potenza assorbita da lampadine, elettrodomestici e altri apparecchi elettrici presenti in casa.

QUANDO – Non ci sono obblighi di legge da rispettare in merito alla tempistica per il cambio, anche se è possibile ipotizzare il via già nel 2017: la palla, infatti, passa alle aziende, che dovranno predisporre i piani di sostituzione e sottoporli all’esame dell’Autorità.
Le norme prevedono che ogni società distributrice comunichi nel dettaglio come intende procedere, anche attraverso, per esempio, la pubblicazione del piano sul proprio sito o anche l’organizzazione di una “sessione pubblica di presentazione” per dare risposte a quesiti e osservazioni. Le operazioni di sostituzione, insomma, dovranno essere note ai concorrenti elettrici, ma anche a quelli non elettrici.

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Base di orientamento all’Efficienza Energetica attiva, mediante metodi per stimare l’impatto dei sistemi di controllo e gestione

automazione

Negli ultimi anni l’utilizzo dei sistemi di automazione all’interno di edifici residenziali e del terziario è in continua crescita, grazie alla consapevolezza dei grandi benefici che questi possono portare sia per il comfort ambientale e la sicurezza, sia per il risparmio e la gestione dell’energia.

Gli impianti tecnologici che determinano il funzionamento, la fruizione e idonee condizioni di vita negli ambienti dove l’uomo vive e lavora, se dotati di opportuni dispositivi o sistemi di controllo, regolazione e automazione sono in grado di assicurare importanti risultati tecnici ed economici nel contesto edilizio, abitativo e dei servizi, che utilizzano oltre il 60% dell’energia complessivamente consumata per: Illuminazione, Riscaldamento, Condizionamento, Ventilazione.

L’ottimizzazione dell’utilizzo dell’energia utilizzata e prelevata dalla rete di distribuzione viene effettuato mediante la creazione di una infrastruttura di “Information and Communication Technology” (ICT) per il monitoraggio ed il controllo di carichi. Il consumatore assume un ruolo attivo e consapevole, partecipando alla gestione del sistema con benefici effetti sulla ‘bolletta energetica’.

I sistemi di Automazione (BACS/HBES) hanno la funzione di massimizzare l’efficienza energetica degli impianti dell’edificio in relazione alle condizioni ambientali esterne e ai differenti e variabili scenari di utilizzo e occupazione dei singoli ambienti di un edificio o di altre strutture produttive o di servizio, massimizzando al contempo i livelli di comfort, sicurezza e qualità. L’impiego esteso di tali sistemi, educa parallelamente ad apprezzare ed apprendere i criteri di risparmio energetico e di rispetto dell’ambiente, correggendo le cattive abitudini dell’utente.

La norma UNI EN 15232: Sulla base della Direttiva EPBD, il CEN (Comitato Europeo di Normazione) è stato incaricato di elaborare precise norme – standard – di calcolo: nel 2007 è nata così la norma UNI EN 15232 (aggiornata nel 2012) “Prestazione energetica degli edifici – Incidenza dell’automazione, della regolazione e della gestione tecnica degli edifici”, che definisce criteri di progettazione e di valutazione dei sistemi di automazione e di gestione tecnica funzionale dei consumi energetici di diversi tipi di edifici: edifici ad uso residenziale, uffici, ristoranti, alberghi, negozi e centri commerciali, scuole, ospedali, sale di lettura.

La Norma pone in evidenza come l’inserimento negli edifici (residenziale e terziario) di Sistemi di Controllo ed Automazione comporti una riduzione dei consumi energetici in generale e principalmente in quelle aree che rappresentano la maggior percentuale di consumo di energia nel settore civile: Riscaldamento, Raffrescamento, Produzione di Acqua Calda Sanitaria (ACS), Ventilazione, Illuminazione.

La norma permette, in particolare, di valutare il risparmio energetico conseguibile grazie all’uso dei sistemi di gestione e controllo automatico degli impianti BACS, HBES e TBM, ed è utilizzabile sia per la progettazione di nuovi edifici, sia per la verifica di edifici esistenti.

La norma EN 15232/2007 rappresenta una base di orientamento all’Efficienza Energetica attiva, mediante Metodi per stimare l’impatto dei sistemi di controllo e gestione sull’efficienza energetica attiva degli edifici e definisce, in particolare:

  • una classificazione dei sistemi di automazione secondo classi di efficienza energetica     (Elevata, avanzata, Standard, non eco-compatibile)
  • funzioni di automazione per il risparmio energetico
  • metodi per il calcolo del risparmio energetico conseguibile con l’automazione di edificio

La EN 15232 fa riferimento e completa tutta una serie di norme che in modo specifico, per ogni singola tipologia di impianto, definiscono un metodo di calcolo analitico per determinare il risparmio energetico. Tali norme appartengono alle serie EN15000 e EN12000 e contemplano i seguenti tipi di impianti:

  • Riscaldamento (BACS/HBES)
  • g_20130326160112Raffrescamento (BACS/HBES)
  • Ventilazione e condizionamento (BACS/HBES)
  • Produzione di acqua calda (BACS/HBES)
  • Illuminazione (BACS/HBES)
  • Controllo schermature solari (tapparelle e luce ambiente)(BACS/HBES)
  • Centralizzazione e controllo integrato delle diverse applicazioni (TBM)
  • Diagnostica (TBM)
  • Rilevamento consumi / miglioramento dei parametri di automazione (TBM)

La norma CEN EN 15232 è stata tradotta in italiano e pubblicata come Guida CEI 205?18 “Guida all’impiego dei sistemi di automazione degli impianti tecnici negli edifici. Identificazione degli schemi funzionali e stima del contributo alla riduzione del fabbisogno energetico di un edificio”.

Prospettive di crescita e sviluppo del settore domotico
I sistemi di domotica, grazie agli sviluppi della tecnologia ed alle loro molteplici funzionalità ed applicazioni, anche in Italia stanno raggiungendo un pubblico sempre più vasto e sono diventati più semplici ed accessibili. Un ulteriore elemento di traino del settore è la crescente attenzione verso il risparmio energetico, tema centrale nella norma EN15232.

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Homekit, Apple arriva in Casa base

Casa connessa, smart home, chiamatela come volete ma la domotica facile da installare e da gestire è da sempre un sogno sia per gli utenti finali che per le aziende del settore, ma Apple ha la soluzione.In questi ultimi anni l’evoluzione di prodotto e interfaccia ha permesso di arrivare ad elevati livelli di integrazione grazie sopratutto all’interoperabilità con API e accesso http agli strumenti che parte dai singoli oggetti dall’Internet of Things per arrivare a sistemi domotici complessi.

Homekit al suo lancio due anni fa sembrava poter rispondere a queste promesse ma, come molti nostri lettori sanno, lo sviluppo del framework si è dovuto scontrare con molti scogli: dapprima alcuni problemi tecnici nella gestione delle reti, poi la riluttanza dei produttori ad abbracciare una certificazione MFI che aveva ed ha obblighi e costi e in un mercato specifico ancora non decollato e le relative incognite sugli investimenti, infine l’evidente mancanza di un forte traino da parte di Cupertino che ad un certo punto si è accorta che un sistema domotico completo non poteva basarsi solo su una ristretta cerchia di dispositivi e di funzioni.

I primi risultati di questo cambiamento di rotta sono visti con iOS 9 ma è solo con iOS 10 che arriva la svolta e lo vedremo probabilmente nei prossimi mesi con un mercato destinato ad esplodere per tre motivi:

  • moltissime aziende stavano aspettando una soluzione semplice ed efficace per rendere compatibili i propri prodotti ed ora Apple è in grado di proporla,
  • gli utenti sono confusi da una miriade di soluzioni disponibili sul mercato e cercano la possibilità di avere una gestione coordinata e diretta dal proprio smartphone,
  • Apple non solo offre la soluzione ma lo fa su tutta la gamma di prodotti per il mobile e per la casa, integrando intelligentemente tutto il proprio ecosistema e anzi, traendo dall’integrazione un motore per il proprio marketing.

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apple homkitParliamo però anche dei contro: per poter gestire la sicurezza ad un livello mai visto prima e assicurarsi ovviamente un maggiore profitto Apple ha dovuto realizzare Homekit come un sistema chiuso e l’accesso al controllo dei interruttori, sensori, lampade è permesso solo in presenza di un chip (con certificazione MFI) sull’accessorio o sul suo gestore (gateway intermedio) e di un prodotto Apple (iPhone, iPad, iPod touch, Apple TV, Apple Watch) che sia in grado di gestire un Apple ID. Questo significa che se comprate una periferica Homekit potrete controllarla con la sicurezza di Homekit solo se avete un dispositivo con la mela morsicata.

Attenzione però… non è detto che l’oggetto sia soltanto compatibile con Apple: nel caso ad esempio del gateway per l’iluminazione Hue di Philips o del termostato o delle valvole termostatiche di Netatmo o di tado° potrete accedere al controllo dei dispositivi anche da Android o dallo stesso iPhone semplicemente con la app di base scaricata dallo store: in pratica potrete utilizzare anche sistemi aperti con una opzione di sicurezza e di interoperabilità in più.

E’ chiaro che chi ha disposizione un prodotto Apple voglia giovarsi del fatto che il termostato, la valvola termostatica, le luci programmabili che acquista si possano gestire nell’intergrazione di Homekit e questo sarà un incentivo per le aziende ad aggiungere il chip MFI certificato mantenendo magari la compatibilità con altre piattaforme (si veda ad esempio tado° ora compatibile anche con Amazon Echo / Alexa).

L’integrazione

Per chi ha sperimentato con le versioni precedenti di Homekit la capacità di integrazione dei prodotti dettata anche da una forte strutturazione di casa, stanze, scene e accessori che può venire trasmessa da una applicazione all’altra non è una novità.

Chiunque abbia acquistato uno degli accessori Bluetooth di elgato, vera e propria azienda “kamikaze” nel mondo Homekit, sa come questi possono essere controllati direttamente dall’applicazione “eve” con semplicità. Il problema di base con iOS 9 era dovuto alla mancanza di una gestione diretta delle periferiche e del funzionamento a fasi alternate di Apple TV come sistema di collegamento verso l’esterno.

Se abbiamo una serie di periferiche Bluetooth come gli accessori eve di elgato possiamo comandarli direttamente solo ad una distanza inferiore a 10 metri e sicuramente non a distanza da casa: occorre un gateway da collegare ad internet che elgato stessa non produceva basandosi sulle aspettative di compatibilità con Apple TV di terza e quarta generazione: a dire il vero questa opzione ha avuto (almeno per noi) una discontinuità di funzionamento tanto che personalmente abbiamo sempre evitato di raccomandarne l’uso se non a livello di gestione diretta.

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apple homekitOra chi opera nel campo della domotica sa bene che una semplice automazione locale non rappresenta un controllo completo della casa e l’impossibilità di gestire i dispositivi da remoto rappresentava un problema di fondo. Il problema non si poneva con le periferiche Hue di Philips, altra azienda tra le prime ad entrare nel gruppo dei sostenitori della soluzione di Apple, perchè basate su Wi-Fi e su un routing del gateway verso il vostro router di casa: in pratica potevate controllare le periferiche a distanza ma se avevate un sistema misto wi-fi e bluetooth come eve di elgato poteva capitarvi di poter controllare in remoto solo una parte della vostra installazione.

fonte: http://www.macitynet.it

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In Italia, è inutile negarlo, il fotovoltaico sta vivendo un lungo periodo di ri-assestamento, tra SEU, sistemi di accumulo e detrazioni fiscali. L’era del post incentivi, la perenne instabilità normativa, e la mancanza di politiche di lungo termine sul fronte delle rinnovabili ha fatto crollare le installazioni di medi e grandi impianti industriali e commerciali. Regge bene, però, il fotovoltaico installato per l’autoconsumo domestico e aziendale. Il fotovoltaico domestico “galleggia” anche grazie alle detrazioni fiscali che vengono prorogate anche per tutto il 2016. Il fotovoltaico aziendale , invece, rimane “a galla” grazie ai vantaggi dell’autoconsumo diurno.

Qual è la situazione, invece, al livello globale? Quali sono le prospettive di crescita del fotovoltaico? A livello globale la situazione è di tutt’altro genere. Secondo uno studio della società di consulenza Mercom Capital il fotovoltaico nel 2016 assisterà ad un’ulteriore crescita delle installazioni con un incremento del 12 per cento rispetto al 2015 (che ad oggi ha un valore stimato).

Chi sono i “grandi” del mondo sul fronte del solare? Cina, in primis. Poi: Stati Uniti, Giappone e India. Nel 2016 il mercato “nuovo” e particolarmente interessante sarà quello indiano.

previsioni fotovoltaico globale 2016

Nel 2016, secondo le previsioni della società di consulenza, si installeranno quasi 65 Gigawatt di nuova potenza contro i circa 58 GW installati nell’anno passato: incremento del 12 per cento, dunque, che dovrebbe aiutare a compiere un “nuovo passo” verso la piena competitività del fotovoltaico rispetto alle fonti fossili. I primi tre mercati al mondo, quello di Cina, Stati Uniti e Giappone copriranno, da soli, il 65 per cento della domanda globale.

La Cina rivedrà molto probabilmente i suoi obbiettivi nazionali al rialzo: i nuovi target spingeranno il fotovoltaico in Cina a raggiungere quota 200 Gigawatt entro il 2020, contributo “di tutto rispetto” relativamente all’incidenza del paese sull’inquinamento globale.

Anche negli Stati Uniti il fotovoltaico si prospetta in ulteriore crescita, anche grazie alla proroga del credito d’imposta fino al 2020. Le stime qui parlano di 13 Gigawatt di nuova potenza installata per il 2016.

In Giappone, invece, il fotovoltaico ha avuto un leggero calo negli anni scorsi, ma oggi, grazie alle politiche di liberalizzazione e di superamento dei monopoli, si stima comunque una domanda di pannelli fotovoltaici intorno ai 9 Gigawatt.

Il mercato interessante per il 2016 è quello Indiano, che sarà il quarto mercato al mondo dopo Cina, Usa e Giappone.
Secondo la società di ricerca, in India il fotovoltaico nel 2016 avrà una domanda tra i 3 e i 4 Gigawatt anche grazie all’obbiettivo nazionale dei 100 GW di potenza cumulata al 2020.

E in Europa? Nel nostro continente la classifica (ormai da tempo) non è più guidata dall’Italia, ma dalla Gran Bretagna, seguita da Germania e Francia. In Italia, negli ultimi due anni, si è raggiunto il “minimo storico” delle installazioni, ma si prevede che il fotovoltaico nel 2016 ricomincerà a salire quadruplicando la potenza installata da qui al 2020.

FONTE: FOTOVOLTAICONORDITALIA

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