Cosa chiedono gli utenti a una casa smart? Quanto ne sanno di domotica? Ma, soprattutto, a chi si affidano per rendere le abitazioni connesse e sicure?
RISCO Group si è posta queste domande e ha interpellato installatori e utenti finali per comprendere quale sia il livello di conoscenza in materia di domotica. I risultati sono incoraggianti, ma c’è ancora molto da fare.

Installatori pronti


A fronte di poco più del 25% di installatori che hanno già realizzato progetti in tema di domotica, un altro 60% ne sta pianificando una per il prossimo futuro.
Rendere le abitazioni connesse e sicure è infatti un lavoro complesso, ma che offre sicuri benefici su molti fronti.
A conforto del trend arrivano i dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che mostra un mercato italiano in buona forma (ha superato a fine 2016 i 180 milioni di euro), con un consistente +23% rispetto all’anno precedente.
Nonostante l’offerta di prodotti in kit pensati per il fai da te, oltre l’80% degli utenti finali preferisce appoggiarsi a un professionista: l’indagine di RISCO Group mostra come gli installatori siano interessati a questo nuovo trend, tanto che il 41% prevede addirittura di acquistare un sistema per provarlo in prima persona per apprenderne meglio i tecnicismi e sperimentarne con mano i benefici prima di proporlo.

Il punto di vista dell’utente finale

Cosa ne pensano – e ne sanno – gli utenti finali? Nell’indagine di RISCO Group c’è spazio anche per chi dovrà fisicamente viverci, in queste nuove case intelligenti.


Le soluzioni per la smart home si stanno moltiplicando
e di pari passo anche le esigenze e le aspettative dei consumatori, ormai ben consapevoli delle caratteristiche e delle funzionalità che la casa intelligente deve essere in grado di offrire. Ricevere notifiche e gestire da remoto la propria abitazione è considerata una prerogativa irrinunciabile dal 66% degli intervistati, seguita da facilità di utilizzo (54,1%) e flessibilità (36%), ossia la possibilità di aggiungere elementi alla soluzione installata, anche successivamente, senza bisogno di cambiare il sistema centrale.

Sul fronte applicativo, la sicurezza risulta saldamente al primo posto degli interessi, mentre su comfort e riduzione dei costi (e dei consumi) la visione di installatori e utenti finali è differente. Nello specifico, quasi la metà dei consumatori guarda alla possibilità di rendere smart la propria casa come a uno strumento in primis per ridurre i consumi (42%) e poi migliorare il comfort domestico (41,5%), mentre gli installatori hanno una percezione dei bisogni degli utenti differente che corrisponde rispettivamente al 25% (comfort) e 7% (riduzione di costi).

Comprendere le esigenze dell’utente finale può dunque portare a una migliore proposta, che sappia rispondere al meglio alle necessità di casa. È infatti pari al 10% del campione la quota di privati che ha intenzione di acquistare oggetti intelligenti e connessi nei prossimi 2 anni, oltre al 42% che si dichiara disposto a investire tra i 1.000 e i 5.000 euro per rendere la propria casa più sicura, smart e confortevole grazie alla tecnologia.

Il “freno” è dato invece dai costi elevati per circa la metà degli intervistati, il timore di malfunzionamenti (41%) e la paura di essere hackerati (37%). Inoltre, anche la paura di dover effettuare lavori invasivi in casa rappresenta una preoccupazione abbastanza comune (30,9%).

Post precedente Il fotovoltaico è un "elemento normale del paesaggio"
Post Successivo Tesla: cinquantamila case formeranno la prima centrale elettrica virtuale

Lascia un commento